Come si legge il consumo di un singolo appartamento
Il ripartitore non misura kWh e la bolletta non si azzera chiudendo i termosifoni. Cosa viene misurato davvero, e come si arriva al conguaglio.
Che cosa viene misurato
Registra due grandezze — la temperatura del radiatore e quella dell’ambiente — e da queste ricava per quanto tempo e con quanta intensità quel corpo scaldante ha ceduto calore. Il risultato è un’unità di ripartizione, un numero che serve a confrontare le unità fra loro, non a misurare energia in assoluto.
Per questo il valore letto su un ripartitore non si confronta con quello di un altro stabile, e nemmeno con i metri cubi di gas: è una quota di una spesa comune, non una lettura di contatore.
Negli impianti a distribuzione orizzontale — una diramazione per appartamento — si può installare un contatore di calore vero, che misura la portata e il salto di temperatura e restituisce energia in kWh.
È la soluzione più precisa e non è sempre possibile: negli edifici a colonne montanti, che sono la maggioranza del costruito meno recente, i radiatori di uno stesso appartamento stanno su circuiti diversi e un contatore unico non esiste.
Perché a termosifoni spenti non si paga zero
La rete che porta il calore attraversa l’edificio e disperde lungo il percorso: le colonne montanti scaldano i muri che attraversano, anche quando i radiatori a valle sono chiusi. Quel calore è stato prodotto e pagato, e va ripartito fra tutti.
A questo si aggiunge la potenza tenuta a disposizione: la centrale è dimensionata per servire l’intero stabile nel giorno più freddo, e quel costo esiste indipendentemente da quanto ciascuno preleva.
Un appartamento con i radiatori chiusi fra due appartamenti riscaldati non scende alla temperatura esterna: riceve calore attraverso i solai e le pareti divisorie. È il motivo tecnico per cui la quota fissa non è una convenzione amministrativa ma il riconoscimento di un fatto fisico.
La proporzione fra quota fissa e quota a consumo è la decisione che l’assemblea prende, ed è quella che determina quanto premia chi consuma poco. Va discussa quando si sceglie il criterio, non al primo conguaglio.
Il conguaglio
Il conto di fine stagione mette in fila tre cose: la spesa totale del riscaldamento, la parte divisa per millesimi o per quota fissa, e la parte divisa secondo le letture. La somma delle prime due è quello che si sarebbe pagato comunque.
Il confronto utile non è con il conguaglio dell’anno scorso, perché fra i due anni cambiano il prezzo del combustibile e la rigidità dell’inverno. È con la posizione relativa: quanto ha consumato quell’unità rispetto alla media dello stabile.
Se un dispositivo si guasta o un appartamento è rimasto senza, il consumo viene stimato con un criterio che deve essere scritto nel contratto di servizio prima di cominciare — di norma sulla media dell’unità negli anni precedenti o su quella dello stabile.
È uno dei tre punti che conviene fissare in anticipo, insieme ai tempi di consegna delle letture e alla responsabilità di una ripartizione sbagliata: dopo diventano trattative.
Le domande che arrivano
Con i termosifoni spenti tutto l’inverno, perché si paga comunque?
Cosa misura esattamente un ripartitore?
Chi consuma di più può essere obbligato a ridurre?
Il conguaglio quando arriva?
Se vendo l’appartamento a metà stagione?
Un conguaglio poco chiaro si legge in mezz’ora, se si hanno davanti le letture e il criterio di ripartizione.
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