Il fotovoltaico rende per quanto se ne consuma, non per quanto ne produce
La stessa potenza su tre edifici diversi dà tre risultati diversi, e la differenza non è il tetto: è quando l’energia viene usata.
Il criterio che vale per tutti e tre i casi
L’energia prodotta e consumata nello stesso momento vale il prezzo pieno che si sarebbe pagato in bolletta. Quella immessa in rete vale sensibilmente meno. Il rendimento di un impianto si decide quindi sulla sovrapposizione fra la curva di produzione e quella dei consumi, non sulla potenza installata.
È il motivo per cui un dimensionamento fatto sul consumo annuo complessivo sbaglia quasi sempre per eccesso: quel totale non dice niente su quando l’energia serve.
Coprire con i pannelli un consumo che si poteva abbattere significa pagare per produrre energia che non serviva. Gli interventi sull’involucro e sulla regolazione vengono prima: riducono il fabbisogno su cui l’impianto va dimensionato.
È lo stesso ordine che vale sugli impianti termici, applicato all’elettrico.
Tre situazioni, tre problemi diversi
La curva dei consumi domestici ha il picco la sera, quando l’impianto non produce più. È il caso in cui l’accumulo cambia davvero il conto — e anche quello in cui va dimensionato sulla sera, non sulla produzione.
Chi lavora da casa, o ha una pompa di calore, ha una curva molto più favorevole: vale la pena guardarla prima di decidere la taglia.
Un impianto sul tetto comune serve più unità, e la condivisione avviene attraverso l’autoconsumo collettivo. Il fattore che decide la resa è la composizione dello stabile: un condominio di soli appartamenti con tutti fuori di giorno condivide poco, lo stesso condominio con un’attività al piano terra condivide molto di più.
La decisione passa dall’assemblea e riguarda una parte comune, quindi segue le regole di delibera degli interventi sulle parti comuni.
È il caso più favorevole di tutti: la produzione diurna coincide con il turno di lavoro, e le superfici disponibili sono grandi. Qui il vincolo si sposta sulla struttura di copertura e sulla potenza disponibile in cabina.
Per volumi superiori a quelli che il tetto consente si valuta un contratto di fornitura di lungo periodo da un impianto esterno.
L’accumulo, e quando si ripaga
Un accumulo sposta nel tempo l’energia prodotta, e vale quanto la differenza fra il prezzo dell’energia che evita di comprare e quello a cui avrebbe venduto il surplus. Con consumi concentrati di giorno aggiunge poco; con consumi la sera cambia il conto.
Si dimensiona sulla curva dei consumi reali, che le bollette orarie mostrano già: non serve stimarla.
Lo stato della copertura e la sua portata, l’ombreggiamento reale nelle ore che contano, e la potenza disponibile al contatore. Sono tre verifiche da sopralluogo, e ciascuna delle tre può cambiare il progetto.
Un impianto progettato senza di esse resta un preventivo, non una previsione.
Le domande che arrivano
Conviene installare la potenza massima che il tetto consente?
Serve l’accumulo?
In condominio, chi decide?
Quanto dura un impianto?
Cosa serve per una prima valutazione?
La taglia giusta si legge sulla curva oraria dei consumi, non sulla superficie del tetto. I dati orari sono già nelle vostre bollette.
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