Cleverse

EPC

Per esteso
Energy Performance Contract — contratto di rendimento energetico
In una riga
Il contratto in cui quanto incassa chi fa l'intervento dipende dal risparmio che l'intervento produce davvero, misurato e non stimato.
Riferimento normativo
D.Lgs. 115/2008, Allegato II · D.Lgs. 102/2014
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Perché esiste

Il problema che l'EPC risolve è vecchio quanto il mestiere: chi propone un intervento di efficienza ha tutto l'interesse a essere ottimista sui risparmi, perché il preventivo lo incassa comunque. L'EPC lega il compenso al risultato, e sposta il rischio su chi ha fatto la previsione.

Da qui discende tutto il resto. Se il compenso dipende dal risparmio, il risparmio va misurato; se va misurato, serve un consumo di partenza contro cui confrontarlo; e quel consumo va fissato prima dei lavori, non ricostruito dopo. È la baseline, ed è la parte del contratto che nessuno legge e che decide tutto.

Le due famiglie

Nel risparmio condiviso il risparmio ottenuto si divide fra le parti secondo una percentuale concordata. Chi realizza l'intervento guadagna di più se ottiene di più, e l'investimento di solito lo anticipa lui.

Nel risparmio garantito il fornitore garantisce una soglia minima: se il risparmio resta sotto, la differenza la paga lui. È la forma che interessa a chi deve portare un numero in assemblea o in consiglio, perché è quella che si può scrivere in una riga di bilancio.

Cosa deve esserci scritto

Un contratto che si chiama EPC e non contiene questi punti è un contratto d'appalto con un nome più bello: il consumo di riferimento e come è stato calcolato; il metodo di misura e verifica; la durata; chi possiede l'impianto durante e dopo; le condizioni che fanno ricalcolare la baseline (l'edificio cambia uso, si aggiungono unità, un inverno è più rigido); e cosa succede in concreto se il risparmio non arriva.

L'ultimo punto è quello da leggere per primo. Una garanzia che non dice chi paga e quanto, se il risultato manca, non è una garanzia.

Quanto dura, e da cosa dipende

La durata non e' una convenzione commerciale: e' il tempo che serve al risparmio per ripagare l'investimento, piu' il margine di chi lo ha anticipato. Un intervento impiantistico si ripaga in qualche anno, uno sull'involucro in molti di piu', e un contratto che li mette insieme prende la durata del piu' lento.

Una durata scelta senza guardare il tempo di ritorno e' un numero messo li'. Se e' troppo corta il canone diventa insostenibile; se e' troppo lunga, il committente paga per anni un risparmio gia' ripagato — ed e' il difetto che si scopre tardi, quando rinegoziare costa piu' che aspettare la scadenza.

Chi misura, e con quale metodo

Il metodo di misura e verifica e' parte del contratto, non un allegato tecnico. Deve dire quali grandezze si leggono, con che strumenti, con quale frequenza, e come si passa dalla lettura al numero su cui si paga.

Il riferimento internazionale e' il protocollo IPMVP, che descrive quattro opzioni a seconda di cosa si misura: il singolo intervento o l'intero edificio, con misura diretta o con un modello tarato sui consumi. La scelta dell'opzione non e' neutra — misurare il solo generatore e misurare tutto l'edificio danno due risultati diversi, entrambi corretti.

Dove i numeri contano, il metodo lo verifica un terzo indipendente. Costa poco rispetto all'importo del contratto, e toglie di mezzo l'unica discussione capace di avvelenare il rapporto per tutta la sua durata.

Le domande che ci fanno

Quanto dura un EPC?
Dipende dall'intervento e da come è finanziato: la durata deve essere sufficiente a ripagare l'investimento con il risparmio. Su interventi impiantistici si ragiona in anni, su interventi sull'involucro in più anni ancora. Una durata scelta senza guardare il tempo di ritorno è un numero messo lì.
Se il risparmio promesso non arriva, cosa succede davvero?
Nella forma a risparmio garantito la differenza resta a carico di chi ha garantito. È l'unica risposta che distingue una garanzia da una previsione, e va letta nel contratto prima della firma, non cercata dopo.
Di chi è l'impianto alla fine del contratto?
Va scritto. Nella maggior parte dei casi la proprietà passa al cliente alla scadenza, ma esistono contratti in cui resta al fornitore o si riscatta. Se il contratto non lo dice, manca un pezzo.
Chi controlla che i conti siano giusti?
Il metodo di misura e verifica lo stabilisce il contratto e deve essere ripetibile da entrambe le parti. Dove i numeri contano, si nomina un terzo indipendente: costa poco e toglie l'unica discussione che può avvelenare tutto il rapporto.

Nei contratti a prestazione di Clever il risparmio è misurato contro una baseline concordata prima dei lavori.

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